Corleone

La “scoperta” dell’arte corleonese prende avvio dal Largo dei Cappuccini, ove sorge l’elegante Villa Comunale dedicata a Papa Giovanni Paolo II.
La villa occupa l’antica silva del complesso conventuale dei Cappuccini, nell’antico Piano del Borgo, costruito nel 1640 quale terza sede, in ordine di tempo, della loro presenza a Corleone. La Villa Comunale, progettata nel 1845 sul modello di giardino “all’italiana” da Florindo Di Giorgio da Lanciano, occupa un’area di circa quattromila metri quadrati e presenta una ricca varietà di flora sulla quale spiccano piante ad alto fusto: cipressi, pini, morus e maestose palme dattilifere. Lungo i viali della villa comunale si possono ammirare i busti marmorei di Francesco Bentivegna (1886) e di Giuseppe Vasi (1983), quest’ultimo eseguito dall’artista corleonese Biagio Governali, del quale troviamo, sempre all’interno della Villa un interessante gruppo scultoreo inserito all’interno di una grande fontana circolare.

Dinanzi la Villa, nella piazza ora intestata ai giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, si erge anche il Monumento ai Caduti della Grande Guerra, drammatico gruppo in bronzo raffigurante la Vittoria alata che sorregge il Soldato morente, eseguito nel 1933 da Archimede Campini, sull’esempio del Soldato italiano per la Patria di Ettore Xirnenes nel camposanto di Aquileia (Udine).
Il Palazzo Comunale (Pretorio), del secolo XVIII, restaurato recentemente, presenta in una nicchia del muretto d’attico la statua dell’immacolata, compatrona della città. Al suo interno custodisce quattro “magnificenze” di Roma antica e del corleonese Giuseppe Vasi. Vi è addossata, dal lato di via Roma, la Torre Civica, con lisce membrature ed un orologio meccanico. In linea col Palazzo Pretorio sorge l’ex Palazzo Cammarata, anch’esso d’origine settecentesca, ma interamente ricostruito dopo il 1945. Attualmente sede degli uffici comunali, è stato impreziosito nel 1985 di un portone in bronzo con rilievi sui fatti più significativi della storia cittadina, opera di Biagio Governali, cui si deve anche il busto bronzeo (1995) di Placido Rizzotto (collocato nella stessa piazza), caduto per la libertà e la democrazia della Sicilia (10 novembre 1948). Dirimpetto il palazzo Cammarata sorge il Palazzo Bentivegna, costruito in forme neoclassiche agli inizi dell’800, il cui prospetto indulge ad una certa scenografia barocca grazie ai busti in terracotta che si affacciano dal muro d’attico. Una lapide in marmo ricorda l’ospitalità accordata dai fratelli Bentivegna a Giuseppe Garibaldi il 10 luglio 1862, allorché l’eroe dei due mondi venne a Corleone per arringare i cittadini in vista della sua nuova impresa dal motto fatidico “Roma o morte”. Una della quinte di piazza Garibaldi, detta anche della Matrice, è costituita dal fianco meridionale della chiesa madre di S. Martino (foto nella pagina successiva), il cui prospetto principale ricade invece nel cono ottico di via San Martino.

Da piazza Garibaldi, percorrendo il primo tratto della via san Martino, si può notare sulla sinistra, al n. 32, il palazzo Sarzana, uno dei più interessanti edifici civili di Corleone, col suo prospetto chiaroscurato da materiali differenziati, gli spigoli arrotondati e le pittoriche modanature, recentemente riportate in luce da un pregevole restauro. Il complesso di Sant Agostino, adiacente alla chiesa è tornato all’antico splendore dopo anni di certosini lavori di restauro. Il convento di sant’Agostino fu costruito intorno al XIII secolo nell’antico e non più esistente quartiere di “Santa Venara’.
Il Castello Sottano (in basso), edificato per la prima volta dagli Arabi durante la loro occupazione del territorio, venne scelto nei 1268 per la localizzazione del presidio militare mandato dai conquistatori angioini nella città.

Fino alla metà del XX secolo il castello venne adibito a carcere, mentre solo dal 1974 venne trasformato in convento dai Frati Minori Rinnovati che ancora lo occupano. Costituisce il primo polo di aggregazione della città di Corleone: attorno alle sue pendici, infatti, i primi abitanti della città di Schera costruirono le prime case che in seguito avranno dato origine alla città di Corleone. La rocca oggi è per la comunità corleonese un oasi di ricercata spiritualità grazie alla silenziosa, ma operosa presenza dei frati che rappresentano un punto di riferimento fondamentale per la città. “Piedi scalzi e barba incolta, vestiti di un rustico saio d’estate e d’inverno secondo l’insegnamento del santo che otto secoli fa rinunciò a tutte le sue ricchezze per servire il prossimo, essi riposano in quelle che furono, le celle della prigione. I frati svolgono a turno le attività necessarie alla vita della comunità: cucinare, coltivare, pulire, lavare, o occuparsi della falegnameria. La loro serena felicità, contrapposta all’austerità del luogo, è percepita con grande emozione da chi abbia la fortuna di stare a contatto con loro e testimonia indiscutibilmente la potenza di una fede che nasce da una decisione difficile e coraggiosa.” Per accedere alla Rocca Sottana bisogna imboccare dalla via Asilo la salita Carceri, dove è possibile osservare un elegante edificio ottocentesco, segno di una ricerca architettonica espressa dalla borghesia dei commercianti che intendeva differenziare la propria abitazione da quelle contadine, adottando forme e decorazioni attinte all’eclettismo ottocentesco: il cornicione decorato, il bugnato del basamento.

 

Informazioni

La riserva può essere raggiunta da Palermo attraverso lo scorrimento veloce Palermo-Agrigento imboccando l’uscita per Bolognetta; quindi seguire le indicazioni per Marineo (SS 118) e procedere in direzione Corleone, subito dopo il lago Scanzano, si arriva al bivio per Ficuzza, svoltare a sinistra per raggiungere il piccolo centro abitato. L’accesso alla riserva è garantito dai numerosi percorsi che si dipartono dai centri di Godrano, Marineo, Corleone, Mezzojuso e Campofelice di Fitalia.