Godrano

Nel territorio di Godrano insistono numerose emergenze storico culturali fra cui: la chiesa dedicata all’Immacolata Concezione. L’attuale costruzione si deve a una risistemazione datata 1791 di una chiesa preesistente dedicata a San Pietro apostolo.

I lavori furono eseguiti per volontà del Marchese di Roccaforte Giovanni Cottù e di ciò ne è testimonianza una lapide in marmo posta all’ingresso della chiesa: “Barone di questo stato e terra del Godrano, Monticchio, Cannitelio, Valle Maria, Fanuso, Oliva, Cucco, Cerasa e Giardinelio…; per avere a sue spese rifabbricato questo tempio, quasi dei tutto rovinato, ed arricchito di arredi sacri e pitture e per aver ornato l’altare maggiore di marmi”. All’interno della chiesa, la statua dell’immacolata in legno policromo risalente alla fine del XVIII secolo, e un dipinto della scuota di Pietro Novelli. Caratteristico il suono della campane. vanto e gloria dei godranesi, che la leggenda vuole fuse in bronzo ed oro per volere della marchesa.
La cappella votiva di San’Antonino si trova lungo la SP 26 a 300 metri dall’abitato, costruita nei primi del novecento è stata più volte ricostruita. È annualmente meta di pellegrinaggio il 13 giugno. La cappella di Santa Barbara si trova anch’essa sulla SP 26, ma più distante dal centro abitato, in pieno bosco. È costituita da un basamento e alzate in pietra arenaria, e copertura in legno.

La Peschiera dei Borboni è ubicata nei pressi del gorgo del drago. La sua destinazione originaria era peschiera, con un laghetto per l’allevamento di pesci d’acqua dolce (trote ed anguille), costruita dai Borboni nel contesto della sistemazione della riserva reale (1800). Il laghetto, oggi risulta asciutto quasi tutto l’anno, tranne un piccolo specchio d’acqua durante il periodo invernale. L’impianto è costituito da un corpo di fabbrica suddiviso in due locali e prospicienti sul gorgo, in uno di questi un arco in pietra a tutto sesto. L’edificio è costeggiato da una canaletta in pietra a blocchi squadrati.
Il Rifugio Alpe Cucco, antico rifugio dei guardaboschi riportato nella carta storica dei Borboni del 1849, convertito poi a colonia arcivescovile, dopo la recente ristrutturazione è stato trasformato ad attività ricettiva di tipo alberghiero.

I palmenti erano i luoghi adibiti alla trasformazione dell’uva per ottenere il mosto e successivamente il vino.
A Godrano si coltivavano diverse varietà di uve: inzolia, grillo catarratto come uve bianche, ed il catarratto nero e nivuru canino come uve rosse, ruderi di un palmento si trovano in contrada Cannitello presso il cozzo della Cuba, mentre uno risalente al XIX secolo, ristrutturato e in ottimo stato di conservazione, si trova in località Biviere.
Le fornaci erano forni rudimentali costituiti dalle stesse pietre per la cottura del calcare dalla quale si otteneva la calce. Nei capitoli di fondazione di Godrano, nel 1573, al n. 26, viene indicata la disponibilità della calce, “… item il detto sr. barone promette a tutti quelle persone che vorranno fabbricare case in detta nova habitazione donarli la cuacina necessaria per detta fabbrica...”.
Oggi quasi totalmente nascosti dalla vegetazione, si trovano in contrada Oliva, valle Maria e Gelso. Nei ruderi di tali strutture è facile ritrovare la Ceterach officinarum piccola felce, nota localmente con il nome di “erba spacca petri”.

Informazioni

La riserva può essere raggiunta da Palermo attraverso lo scorrimento veloce Palermo-Agrigento imboccando l’uscita per Bolognetta; quindi seguire le indicazioni per Marineo (SS 118) e procedere in direzione Corleone, subito dopo il lago Scanzano, si arriva al bivio per Ficuzza, svoltare a sinistra per raggiungere il piccolo centro abitato. L’accesso alla riserva è garantito dai numerosi percorsi che si dipartono dai centri di Godrano, Marineo, Corleone, Mezzojuso e Campofelice di Fitalia.